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-Storie da XO-

Ep 1 – “I Primi Passi”

Dopo un introduzione al mondo delle arti con mio padre che mi compra una tastiera arranger verso i 12 anni, sulla quale eseguo imperterrito la lambada (con la base sembrava l’originale), arriva, grazie a mi fra, il primo vero amore: la chitarra. In poco tempo si passa da Battisti a Nirvana, Cure, Korn, suonati ad orecchio, le canzoni della mia generazione. A parte aiutarmi ad ottenere rispetto massimo all’interno dei cerchi intorno al fuoco (potete immaginare non di tutti i versanti politici), nasce una relazione con lo strumento che tralasciando una breve pausa di smarrimento non si è mai interrotta.
La chitarra qui sotto, che la reale proprietaria, che è pure la fotografa, se ci legge, sa bene non essere mia, è la stessa con la quale ancora oggi cerco di scolpire il suono.
Si dai possiamo dirlo, questo momento è il delicato rientro verso il pianeta terra, dopo una notte lisergica di immensa bellezza.
La musica lo scivolo perfetto.

Ep 2 – “La Madre Degli Strumenti”

L ‘incontro con la batteria è una fiamma talmente folgorante che svela subito la natura del rapporto, se con la chitarra è amore con le percussioni è sicuramente sesso. Mi ci avvicino per caso tra una pausa cicchino ed un’altra nella prima band che abbia mai avuto, che mi vede bassista/cantante, e come quando ci lanciamo in mare sappiamo di aver sempre nuotato, mi approccio alla batteria e soprattutto alle percussioni africane. (La band è cover dei Nirvana e per sopperire alla mia ricciolitudine negroide mi si vede a volte addormerntarmi coi capelli bagnati ed un casco semiaperto in testa, per ritrovarsi Kurt Cobain caraibico il giorno seguente). La batteria oltre ad aiutarmi a farmi incontrare e conoscere le band locali più fighe, che per la mia insicura timidezza forse non avrei mai approcciato, mi aiuta a secernere rabbia, perché mamma dopo una logorante malattia se n’è giá andata da qualche anno e io manco me ne sono accorto. Anni dopo, quando recuperavo il diploma 5 anni in 1 all inclusive, come la chiamo ironicamente io, nella “scuola per dementi” a indirizzo psico-pedagogico, mi colpí leggere di due modelli di famiglia: la centripeta che si unisce e si conforta, la centrifuga che non riesce a sostenere il peso ed esplode come il big bang, con i frammenti che inesorabilmente si allontanano nello spazio.
Avere il talento di saper suonare così all’improvviso, in un contesto nel quale avrei compreso la fatica e l’apprendimento solo anni dopo, mi ha aiutato a farmi accettare e a trovare un mio posto nel mondo, quando per un ragazzino smarrito basterebbe solo una mano calorosa sulla spalla che sussurra: provaci che ce la fai, e se non ce la fai…rullo di tamburi…. ti voglio bene lo stesso.

Ep 3 – “Linea Gotica”

Il millennio sta per cambiare e nei corridoi del Liceo scientifico Rodolico si reverbera spesso un ticchettio di orologio che sonorizza il countdown, ovvero il lucchetto del mio vecchio motorino “si”, ormai sprovvisto di chiave, che tengo allacciato ai miei anfibi futuristi pagati uno stonfo e che si infrange inevitabilmente sul suolo mentre mi reco in bagno 9 volte su 10 a fumarmi un cicchino.
Sono arrivato ad indossare un kilt scozzese che copre dei fusó neri strappati, smalto e matita nera, croce carbonizzata della prima comunione e volto crivellato di metallo, dopo la magica iniziazione avvenuta con spilla da balia conficcata nel lobo nel salotto di casa mia a notte inoltrata. (Non sentirete mai nomi di persone per rispettare la privacy, ma spero mi leggano per farsi grasse risate). Gesto che siccome lo scrupoloso allievo un giorno diventa maestro, provo o meglio proviamo (!!!) ad imitare ubriachi durante l’okkupazione, ad un mio caro amico, per fortuna ubriaco anche lui, e coraggioso porta i segni di ribellione sul labbro superiore almeno per una settimana, prima di capire che la funzionalità della bocca è un bene essenziale. Questi sono gli anni delle compilation in cassetta, smerciate come libri proibiti, cose che gli algoritmi moderni si sognano. Ed io rimango folgorato dal freddo calore avvolgente della musica dark, dei quali Joy Division, Cure, Bauhaus ecc. io e mio fratello facciamo cover in cameretta chitarra e voce ineccepibili. Anni dopo quando scelsi di mollare la corazza togliendomi l’investitura capii che appartenere ad una specie ed essere etichettato può essere triste e riduttivo, quando la mia pelle e miei occhi sono soltanto miei, parte di un mondo infinitamente complesso e misterioso che potrebbe essere di non interesse approfondire.
Ma diosanto avevo bisogno di farmi sentire e quel maledetto lucchetto se lo ricordano in molti.

Ep 4 – “La Fabbrica Dei Giocattoli”

Mentre in squadra avversaria oltre alla felpa Diesel tutti avevano almeno un amico dal nome, i’ bomba, í manaha, lo spezza ecc. nella mia metá campo i nomi in auge erano í prozac, í patata, í pasta ecc. Pensare che se avessero avuto la curiosità di conoscere il diverso senza guardarlo male avrebbero generato dei supereroi dal nome bomba patata o spezza pasta magari. Ma il bello dell’adolescenza è proprio non farsi troppe domande e agire d’incoscienza, prendendo tutto come un enorme gioco dove non si perde mai. Fu proprio in un ex fabbrica di giocattoli abbandonata che venni folgorato dal ritmo serrato della cassa in 4, all’epoca rigorosamente veloce e quasi solitaria, talmente ipnotizzante che nella mattina seguente, gli autobus, i motorini, i treni, il fondale urbano, suonavano tutti la techno.
La matita nera, la chitarra, la batteria diventano lontani ricordi, rimpiazzati da un bomberino senza maniche, due creste rasta inframezzate da piccole strisce pedonali viola di capelli (le prove qua sotto) e soprattutto una drum machine ed una groove box, per i non avezzi, la cassa elettronica e quello che succede sopra. (Quest’ultima #20yearoldsynth strumentazione che possiedo ancora oggi, e che sentirete riesumata nel nuovo LP “ROSSANA”). Sancisco la chiusura della fase tekno rave 90″ con il suono sordo dei testicoli di un tipo colpiti da un bastone durante una mega rissa delirante nell’ultima “festa” di quel periodo, il mal capitato, con un evidente obnubilamento del sensorio, manco si rende conto che da qui in avanti parlerà in falsetto e rimane ad osservare non curante.
Durante il difficile periodo adolescenziale si mettono in discussione le certezze e si sfidano le autorità solamente per cominciare a capire chi siamo e e cosa vorremmo diventare, sono come tu mi vuoi/non sono come tu mi vuoi.
Nel mio caso il sorriso ingenuo diventa abbrutimento e la ricerca di evasione una necessità preoccupante, ma il peso di certe difficoltà si appoggia spesso sulle spalle di chi riesce a sostenerlo, e la musica elettronica rimarrà una certezza per sempre.

Ep 5 – “S. Valentino”

Si lo so, questa frase si potrebbe sentire di domenica sera da Fazio, talmente mielosa e democristiana che vorresti lanciare imprecando il telecomando per stemperare la situazione. Ma io ve la dico perché ci credo, l’amore salva e cura l’anima, e questo è il periodo degli innamoramenti. Per la mia compagna che mi trascina fuori per i capelli dal nulla che tutto pervade, la mia band che sostituisce la mancanza del calore familiare, il mio lavoro di venditore di strumenti musicali ovvero la pratica quotidiana che aggancia i piedi al suolo, quando è qualche anno che ti sai solo perdere. Per quanto riguarda la musica tutto nasce quasi per gioco, ritornando sui primi passi, perchè la mia chitarra da qualche tempo giace polverosa e taciturna in un angolino ma adesso ho voglia di raccogliere i pezzi e tra tutte le esperienze musicali c’è una cosa che non ho mai provato a fare davvero, scrivere canzoni.
Una leggendaria quanto misteriosa band americana metal progressivo-esoterico mi consegna la Chiave.
Si parte per un viaggio magico, che mi porta a vivere la musica come l’ho sempre sognata, con l’amicizia, con la fatica, con la ricerca della propria voce, con i sogni. Sto parlando di quella cosa che ti fa passare i pomeriggi in una sala prove che odora di cane morto e fungo champignon e come la peste, si uniforma a qualsiasi cosa ci venga a contatto, che ti fa consumare all’osso una macchina, che diventa aliquota fissa sullo stipendio e che trasforma le ore di sonno in perle rarissime, ma a te…non frega veramente una beata, perché alle tue incessanti domande hai trovato finalmente risposta.
Proprio nel concerto per la celebrazione della giornata dell’amore, S.Valentino, coinvolgiamo un nostro caro amico e performer che per salvare il risultato del lavoro prestabilito (ci sono 0 gradi e le collaboratrici seminude rischiano di svenire sul palco) decide di tratteggiarsi un cuore sul petto con degli aghi canula, il tutto si conclude con la perforazione di un vaso sanguigno forse troppo importante sul viso dell’artista e l’inevitabile cascata purpurea. Mentre avviene l’inconcepibile noi siamo sotto al palco a suonare, ma gli occhi sgranati del pubblico non ci seguono piú, l’amore è anche sofferenza.
A volte con il tempo che passa può succedere che nelle relazioni profonde la fiamma si spenga perché non si guarda piú nella stessa direzione e il gesto piú coerente che si possa fare è lasciarsi andare, augurandoci di cuore il meglio nella complessa ed estenuante ricerca che è la vita.

Ep 6 – “Satana”

Per mia personale esperienza arriva ciclicamente un momento della vita in cui ci sentiamo in gabbia, senza via d’uscita, paralizzati in piedi e circondati da un gigantesco domino, se facciamo un movimento si rischia di far cadere tutti i pezzi, accuratamente ordinati dopo anni e fatiche in una fragilissima configurazione. Non è per niente facile comprendere e accettare che siamo cambiati, e che le sicurezze conquistate, le credenze, gli usi e costumi precendenti sono adesso involucri vuoti, e per andare avanti devi aver coraggio di tirare un bel calcione alla struttura, e sopportare il suono a mitraglia del domino che si frantuma a terra.
In negozio dove lavoro capitano spesso dei ragazzini che pongono strani quesiti sul suono applicato al mondo fisico, io da bravo commesso venditore accenno spesso delle risposte totalmente empiriche. Studiano musica elettronica in conservatorio dicono e io mentre le sbarre si costringono sempre di piú riesco a trovare stimolo in un corso affine gratuito che mi concede permessi da lavoro. In questi corsi incontro i prof più giovani e rampanti del conservatorio che mi scioccano con le loro disquisizioni , la realtà è molto di più di quello che sembra. Ma la mia travagliata adolescenza non smette di chiedere il conto, io voglio andare incontro al mio destino ma non ho il diploma di maturità. A 200 m dal negozio che lascerò (500 dal conservatorio) trovo la scuola che asseconda la mia follia, 5 anni in 1 con esame della pubblica (no money).
Sono in conservatorio sul palco, è tutto completamente buio e io sono in posizione del loto con in braccio la mia chitarra. A breve si ascolterà la prima assoluta della mia ultima trovata, la “chitarra esafonica”, ogni corda dello strumento va su un altoparlante diverso (6 altoparlanti per 6 corde) e il pubblico finalmente non ha piu riparo e viene pervaso da schitarrate a 360 gradi. Mentre nei primi anni di studio avevo partorito il primo lavoro solista con il neonato progetto XO (“Near Death Experience” ovvero un concept sul percorso di dipendenza delle sostanze psicoattive) adesso voglio sperimentare le gioie e dolori del linguaggio elettroacustico. Si parte, il buio si accende piano piano, i visual che ho preparato ripropongono il percorso alchemico della trasmutazione della materia, dal nero al bianco, perché tra tutte le novità della mia crescita c’è l’avvicinarsi al mondo mistico.
Guardo in alto e mi accorgo che nella galleria buia e deserta qualcuno, con il volto illuminato dal telefono sta ridendo di me, riconosco chi sto guardando (dopo quella giornata ribattezzato “satana”) e lo fisso deciso, accetto che sia parte memorabile della mia tesi di laurea triennale in musica elettronica.
Scelsi di studiare perché ero stanco di non trovare più spessore e meritocrazia nell’ambiente musicale, poi ho capito che tutto il mondo è paese. Avevo bisogno di un appellativo per differenziarmi dal dilettante, poi ho capito che i percorsi sono molteplici e personali, e l’erudito è colui che ricerca nel perché non perdendosi nel come.

Ep 7 – “Il Bambino D’oro”

Ancora oggi, quando mi approccio al suono, cerco di lasciar parlare quel bambino cicciottello che si ritrova la chitarra in mano e che si emoziona follemente per tutte le nuove scoperte. Ma non vi nascondo che per arrivarci è stata una fatica immane e ho dovuto scavare a fondo recuperando una pepita d’oro sepolta dal tempo e dalle delusioni. Nel corso della vita, come nella musica, ci sono dei picchi di massima concentrazione di energia dove una scelta fa la differenza ed è clamoroso poterli osservare a distanza disegnando un tracciato su una mappa provvista di infinite direzioni. Nell’ironia che contraddistingue la mia esistenza , mando per errore una mail al programma erasmus del college musicale di Stoccolma. Sono in tour nelle vesti di batterista hardcore adoratore del male, guardo il telefono, tra un mese sono ben lieti di ospitarmi con gli orsi polari e la notte senza fine nel profondo Nord. Mi hanno tutti fracassato i maroni con ” senti il mio accento british che ho preso in erasmus” “l’erasmus ti apre la mente” “in erasmus ho iniziato 72 vergini” “dopo l’eramus ho imparato a raddrizzare banane col sedere”, ho 34 anni, è arrivata la mia occasione.
#40yearolderasmus
In Svezia insieme al gelo mi travolge una ventata di freschezza, sono me stesso, libero da condizionamenti, libero da pesantezze, scopro che mi piacerebbe cantare, mi ricordo la purezza scintillante del suonare quando ero piccolo, quanto mi emozionino le melodie semplici, comprendo nel profondo il concetto di farsela addosso perchè mi capita pochi minuti prima di uno dei concerti più belli che abbia mai fatto, la mia chitarra fa tremare una cupola di 42 altoparlanti.
Tornato dalla Svezia sembra un lontano ricordo, mi ritrovo con zero soldi e situazioni lavorative che meriterebbero una serie a parte (storiedaxo-Italianjob-edition), per estrapolarne un’immagine al gentile lettore, mi ritrovo a gestire come tenico-audio una piazza gremita da 5000 persone in solitudine, e poche ore dopo a dormire su una panchina poichè sono in culo e mi hanno portato via la macchina. Siccome la legge di gravità non perdona, poco dopo si chiude definitivamente il ciclo affettivo che mi accompagna da un pò di anni e mi ritrovo solo, smarrito e maledettamente confuso. Mi rimane ancora un’ ancora di salvezza e decido spontaneamente di usarla nel modo più fruttuoso possibile: per buttare fuori, abbracciare il vuoto e curarsi, quindi comincio a scrivere dei brani musicali.
Passata la bufera fanno capolino i primi raggi di sole ed io ho le forze e la lucidità per comprendere cosa è successo e dargli una forma, ho messo in musica cosa avviene nel complesso processo di elaborazione del lutto.
Cerco di essenzializzare il concetto nella maniera più simbolica possibile e decido di chiamarlo come la prima persona che mi ha insegnato il senso della perdita.
“ROSSANA” diventa il mio progetto di tesi di biennio e la mia scalata nel mondo accademico si conclude con una giornata tra le più dense e illuminate della mia vita. Il resto sta per accadere…adesso che sono piú magro speriamo, nel caso, che la gravità siano meno bastarda!